cavour
la patria culturale

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Castello di Thorens (Francia)
Château d'Allaman (Svizzera)
Jean-Jacques de Sellon (1782-1839)

Tra Italia, Svizzera e Francia

Tratto da: Sergio Romano, Due ragioni per salvare Santena in “Fondazione Camillo Cavour – Il Castello di Santena”, Pluriverso Editore, Torino, 1992:
“Santena non è soltanto una casa di campagna, a breve distanza da Torino, dove la famiglia passava giornate di riposo o accoglieva gli amici. È un relais in un circuito di ville e chateaux, che formano complessivamente la patria familiare e intellettuale di Cavour. Collegate l’una all’altra da un percorso ideale, queste case compongono una «nazione» che non corrisponde a nessuno degli Stati dell’epoca, una sorta di enclave a cavallo tra la Svizzera, la Francia e il Regno di Sardegna. Questo Stato senza confini è una repubblica governata da un’oligarchia di famiglie, unite da legami di sangue, amicizia e affinità intellettuale. Jean-Jacques de Sellon, zio di Cavour, abita una villa sulle alture di Ginevra, La Fenétre. È una casa neoclassica circondata da un parco, dove Sellon ha fatto costruire alcuni «monumenti simbolici dedicati all’inviolabilità della vita umana». È dei Sellon anche il castello di Allaman, sulla riva destra del lago: la costruzione è sobria, alla francese, con grandi torri sui due lati della facciata e tetti spioventi. Quando non sono al castello, i Sellon villeggiano e ricevono gli amici a La Perrière, dove esiste una vecchia sorgente termale. Per visitarli Cavour deve attraversare il San Bernardo, scendere sino a Bourg-Saint-Maurice, proseguire per Moûtiers. I de la Rive, invece, lontani cugini di Cavour, passano i mesi della villeggiatura a Presinge, un villaggio a nord-est di Ginevra, vicino al confine con la Savoia. Gli altri zii ginevrini di Cavour, i Clermont-Tonnerre, abitano a Le Bocage, non lontano da Ginevra, un’elegante casa di campagna composta, come un domino, di parti costruite in tempi diversi. Questa è la patria di Cavour: una provincia europea a cavallo delle Alpi, assai più vicina a Parigi, Londra e Milano che non a Firenze, Roma, Napoli. Vi è un episodio della sua vita che dimostra dove cominciasse per lui l’estero. Le frontiere avevano collocato le loro case in Stati diversi e la storia politico-religiosa di quella parte d’Europa aveva separato le loro Chiese. Ma intellettualmente essi appartenevano a una stessa patria. Leggevano gli stessi libri e le stesse riviste, seguivano con eguale interesse le vicende politiche francesi o inglesi, discutevano con eguale competenza i problemi della società contemporanea, dello sviluppo economico, della rete ferroviaria. Paradossalmente Cavour contribuì a dividere quella nazione. Dopo la metà del secolo le famiglie con cui egli aveva trascorso, passando da una casa all’altra, la sua adolescenza e la sua giovinezza, divennero assai più «nazionali» – francesi, svizzere o italiane – di quanto non fossero state all’epoca dei suoi viaggi ginevrini negli anni Trenta dell’Ottocento. Il nazionalismo plebiscitario di Napoleone III, la nuova Costituzione svizzera del 1848 e la politica italiana dei Savoia nel decennio durante il quale Cavour diresse il governo di Torino crearono vincoli di lealtà nazionale e statale là dove prima era esistito un intreccio di vincoli familiari, dinastici, cantonali, municipali. Da un secolo e mezzo, quindi, la «nazione alpina» di cui Cavour era cittadino ha cessato di esistere. Ma il relais delle sue case ne disegna ancora il territorio”.